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mercoledì 5 agosto 2009

SCUOLA: SINDACATI, IMMISSIONI IN RUOLO INSUFFICIENTI

Manifestazione precari scuola - 15 luglio 2009Image by Sinistra e Libertà via Flickr

Le sedicimila immissioni in ruolo confermate dal ministro dell'Istruzione Maria Stella Gelmini sono, secondo i sindacati, insufficienti. "I vuoti di organici sono decisamente piu' ampi di 16mila unita' - ha dichiarato il segretario nazionale della Flc-Cgil Mimmo Pantaleo - anche perche' nei prossimi anni vi saranno pensionamenti e si produrranno tagli consistenti". "Registriamo positivamente l'autorizzazione del ministero dell'Economia all'immissione in ruolo ma non possiamo non denunciare l'eseguita' dell'intervento rispetto alle esigenze della scuola e alle legittime aspettative del personale precario" commenta il segretario della Cisl Scuola Francesco Scrima. "Non possiamo che manifestare preoccupazioni per il numero irrisorio delle immissioni in ruolo - sostiene Achille Massenti vicesegretario dello Snals - i posti vacanti nel corpo docente sono 38mila a cui si aggiungono tutti quelli del personale Ata. Per questo abbiamo chiesto un'integrazione. I sindacati si dicono inoltre non convinti dei tempi prospettati dal ministero per tutte le misure legate al problema dei precari: "Siamo ancora nell'alveo delle intenzioni - afferma Pantaleo - bisogna vedere cosa succedera' a settembre. Abbiamo chiesto che le immissioni in ruolo e le supplenze annuali siano definite entro la fine di agosto per evitare che l'anno scolastico inizi in modo problematico. Presenta delle incertezze anche la convenzione con l'Inps che non puo' essere convertita prima dell'autunno.
Infine anche sui finanziamenti alle scuole, bisogna chiarire la situazione dei debiti pregressi altrimenti c'e' il rischio che l'intervento di oggi risulti aleatorio".

AGI News On
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mercoledì 3 dicembre 2008

Silvio e la FNSI

MILANO - La Fnsi, ovvero l'organo di rappresentanza sindacale di tutti i giornalisti italiani, non lascia cadere nel vuoto le accuse lanciate dal premier Berlusconi contro il Corriere della Sera e la Stampa, corredate dall'invito ai loro direttori a cambiare mestiere.
E parla di «scomposto attacco» e di «ennesima prova del fatto che il Presidente del Consiglio non ha alcun rispetto per l'autonomia dell'informazione».
Una mossa quella del premier che per la Fnsi è inaccettabile: «Incurante del gigantesco conflitto di interessi nel quale è immerso - sottolinea il presidente, Roberto Natale - , si permette di fatto di chiedere il licenziamento di due direttori: una mossa che sarebbe grave da parte di un qualsiasi capo di governo, e che lo è doppiamente quando chi la compie è anche l'uomo più potente della comunicazione italiana». «È sempre imbarazzante - aggiunge il segretario, Franco Siddi - ascoltare qualcuno che spiega agli altri qual è e quale debba essere il loro mestiere»:Ma non è soltanto la categoria a prendere posizione contro l'uscita del Cavaliere. Anche il mondo politico, e in particolare quello che fa riferimento al centrosinistra, reagisce duramente alle parole del capo del governo. Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Pd, è convinta che il premier «oggi abbia veramente passato il segno»: «l'arroganza del presidente del Consiglio - evidenzia la senatrice - sta raggiungendo livelli davvero intollerabili e sintomatici di una concezione proprietaria della democrazia. Ad Anselmi e Mieli giunga la solidarietà mia e quella delle senatrici e dei senatori del Pd». L'ex segreatario ds, Piero Fassino, parla invece di «inaudita aggressione personale». Luigi Zanda, che del Pd è vicepresidente in Senato, pensa invece che le parole del premier siano la dimostrazione del fatto che «al peggio non c'è mai fine»: «In nessun Paese democratico del mondo dal dopoguerra ad oggi era mai accaduto che un Primo ministro invitasse i direttori di due grandi e importanti quotidiani nazionali a cambiare mestiere». E un intervento ufficiale del partito di Veltroni parla di un nuovo «editto», richiamando quello di Sofia che portò all'allontanamento di Enzo Biagi, Michele Santoro e Daniele Luttazzi dalla Rai dopo una presa di posizione dello stesso Berlusconi.Particolarmente duro il commento di Leoluca Orlando, portavoce dell'Italia dei valori: «Adesso capiamo perchè l'on. Berlusconi non ha espresso una sola parola di diniego quando Licio Gelli lo ha indicato come degno erede del progetto massonico della P2: annullare il Parlamento, condizionare il più possibile l'informazione e colpire la magistratura». Per i dipietristi «al presidente Berlusconi manca la conoscenza dell'alfabeto democratico, gli è estraneo ogni minimo principio elementare del rispetto dell'altro e delle critiche». Ironico Beppe Giulietti, che oltre ad essere deputato eletto nelle fila dell'Idv è anche portavoce di Articolo 21: «A mio avviso Berlusconi ha ragione: dovrebbe scegliere di cancellare la legge sull'editoria, portare al 20% l'Iva sui giornali e fare in modo che chiudano tutti. Avrebbe così finalmente dimostrato di non avercela solamente con Sky»OAS_AD('Bottom1');Fa ricorso all'ironia anche il leader dei Comunisti italiani, Oliviero Diliberto: «Ebbene sì, vergogna. Che vadano a casa quei due pericolosi bolscevichi di di Paolo Mieli e Giulio Anselmi. Basta con i cosacchi a via Solferino e sotto la Mole. E si affrettino perchè nel piano di normalizzazione ci saranno già due scalpitanti cortigiani pronti a trasformare Corriere e Stampa in Gazzette del Cavaliere».02 dicembre 2008
http://www.corriere.it/politica/08_dicembre_02/reazioni_attacco_berlusconi_corriere_stampa_af40166c-c0b1-11dd-a787-00144f02aabc.shtml