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martedì 2 giugno 2009

Non c'è mai limite alla faccia tosta di quest'uomo: Berlusconi: "Ultime Vicende Mi Hanno Favorito" | Napoli affari

Berlusconi Vai ViaImage by NELA.LAZAREVIC via Flickr


(AGI) - Roma, 1 giu. - "Da quanto risulta dai sondaggi, ci hanno favorito". E' quanto ha affermato il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, intervenendo in diretta a Telelombardia a proposito delle vicende private che lo hanno riguardato. "Perche' gli italiani - ha proseguito Berlusconi - hanno capito che la sinistra non ha idee e programmi e si e' affidata soltanto all'aggressione al leader del PDL per condurre questa campagna elettorale. Quindi io ritengo - ha affermato - che sia stato un boomerang che tornera' indietro, colpira' la sinistra, che uscira' con le ossa rotta dalle prossime elezioni".
Berlusconi: "Ultime Vicende Mi Hanno Favorito" - (AGI) - Roma, 1 giu. - "Da quanto risulta dai sondaggi, ci
hanno favorito". E' quanto ha affermato il Presidente del
Consiglio Silvio Berlusconi, intervenendo in diretta a
Telelombardia a proposito ...
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domenica 24 maggio 2009

La libertà non fa audience « Libertà e Giustizia – Circolo di Napoli

di Giulio Maggiore

Mentre l’Italia discute animosamente delle frequentazioni e delle vicende matrimoniali di Berlusconi, passa quasi sotto silenzio la decisione del Consiglio dei Ministri di porre la questione di fiducia sui disegni di legge in tema di sicurezza e di intercettazioni.

Si tratta di norme che toccano aspetti delicatissimi, come il rispetto dei diritti umani, la tutela della legalità, il rispetto della libertà di stampa. Tutti temi che si pretende di normare, sfuggendo persino alla dialettica del Parlamento, pur dominato da una maggiornanza granitica. Eppure sembra che la cosa interessi pochissimi.

Lo stesso Santoro, normalmente poco incline al gossip, gareggia con Bruno Vespa in questa malinconica parodia di Domenica in, che non risparmia nemmeno i più autorevoli opinionisti . Il Grande Fratello è finito, ma questa nuova soap opera ha immediatamente colmato il vuoto. Solo che in questo caso la realtà ha surclassato il reality.

Nel frattempo nel Consiglio dei Ministri si consuma il nobile “scambio” fra Lega e PDL: un giro di vite che restringe i margini di tolleranza verso gli immigrati contro un ulteriore ostacolo al lavoro della magistratura. Mentre si introduce il reato di clandestinità, si rende quasi impossibile perseguire quello di corruzione. Così, avremo eserciti di innoqui clandestini chiusi nei centri di identificazione e pattuglie di politici corrotti liberi di delinquere nella certezza dell’impunità.

Ma in fondo cosa importa? E’ molto più appassionante passare le nostre serate ad arrovellarci per scoprire i rapporti perversi fra Silvio, Noemi e Veronica.

Purtroppo, la libertà non fa audience.


Circolo di Napoli
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martedì 31 marzo 2009

La marcia di Mussolini nella politica italiana

Benito MussoliniImage via Wikipedia

Pubblicato venerdì 20 marzo 2009 in Inghilterra

[Independent]

Dopo aver portato la torcia del dittatore per 60 anni, il partito di estremadestra Alleanza Nazionale si unisce al partito di Silvio Berlusconi. È così la fine del fascismo in Italia? Proprio il contrario secondo l’articolo di Peter Popham.

Le fiamme si stanno spegnendo ovunque in Italia. Domani, la fiamma che per più di 60 anni è stata il simbolo della continuità neo-fascista con Mussolini, sparirà dall’orizzonte politico. Alleanza Nazionale, l’ultimo importante simbolo di quell’eredità, sta per “fondersi” con il partito di Silvio Berlusconi, Popolo della Libertà, per fornire al gruppo di governo una identità unica e un singolo capo incontestato.

Il cambio si è fatto aspettare per molto tempo, più di 15 anni. Berlusconi ha rotto il grande tabù della politica italiana del dopoguerra quando, dopo aver vinto la sua prima elezione generale nel 1994, ha incluso quattro membri di Alleanza Nazionale nella sua coalizione.

C’erano dei buoni motivi per cui includere i fascisti e i neo-fascisti era un tabù. Prima di tutto, il loro ritorno dopo che avevano portato la nazione in rovina durante la guerra, era vietato dalla nuova Costituzione, il cui articolo 139 afferma “È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista.”

Il divieto è stato infranto molto più che osservato dal 1946, quando Giorgio Almirante, il leader del Movimento Sociale Italiano, prese il testimone di Mussolini proprio dove egli l’aveva lasciato alla sua morte e portò il nuovo partito in Parlamento. Tuttavia i neo-fascisti rimasero nel limbo parlamentare, lontani dal potere. Berlusconi ha spazzato via quella inibizione.

Sotto la scaltra leadership di Gianfranco Fini, i “post-fascisti” da allora hanno sempre guadagnato terreno. Alto, con gli occhiali, riservato, l’opposto di Berlusconi in tutti i sensi, il leader di Alleanza Nazionale ha colpito favorevolmente gli Eurocrati con le sue credenziali democratiche quando fu coinvolto per dare una mano a scrivere la nuova Costituzione dell’Unione Europea.

Fini ha fatto di tutto e di più per rompere le connessioni del suo partito con l’anti Semitismo, facendo molteplici visite ufficiali a Israele dove è stato fotografato con la kippah vicino al Muro del Pianto. Durante una visita, nel 2003, addirittura condannò Mussolini e le leggi razziali del 1938 che impedivano agli ebrei di frequentare le scuole e provocarono la deportazioni nei campi di concentramento di migliaia di persone. “Ho davvero cambiato idea su Mussolini” ha detto allora. “E condannare (le leggi razziali) significa assumersene la responsabilità”. Da perfetto statista, queste parole gli si sono incollate addosso.

I membri del partito più tradizionalisti come Alessandra Mussolini, l’affascinate nipote del Duce [N.d.T., in italiano nel testo], erano furiosi e si sono allontanati da AN per formare micro-partiti fascisti per conto loro. Ma alla fine la strategia di Fini ha vinto. Sotto la protezione di Berlusconi, egli è diventato Ministro degli Esteri, vice-presidente del Consiglio e adesso presidente della Camera, un posto più prestigioso del suo equivalente britannico. Da indisputato numero due nel neo formato partito, è anche il suo erede immediato.

I puri e duri [N.d.T, in italiano nel testo], gli elementi fascisti irriducibili, sono rimasti a digrignare i denti e a urlare vendetta. Un gruppo voleva inscenare una cerimonia per sottolineare l’estiguersi della fiamma all’Altare della Patria, il simbolo a forma di torta nuziale che sovrasta Piazza Venezia a Roma. Il sindaco della città, che per ironia della sorte è egli stesso da sempre un post fascista, ha vietato la cerimonia. Ma i duri e puri non si arrenderanno. “Alleanza Nazionale muore, la Destra vive!” dichiarano i volantini diffusi da uno dei partiti di estrema destra, il cui simbolo è formato da una fiamma gigante.

“Oggi col tradimento delle nostre idee, della nostra storia e della nostra identità” grida uno dei loro leader, Teodoro Buontempo, il presidente nazionale del partito La Destra, “abbiamo il dovere di spiegare, ora più che mai, che il nostro partito nacque per assicurare la continuità dei nostri ideali… [Unitevi a noi] per urlare la vostra indignazione contro un potere costituito da irresoluti e persone senza importanza.”

“Le Bande Nere”, un libro d’inchiesta sull’estrema destra di Paolo Berizzi e pubblicato in Italia questa settimana, riporta che “almeno 150.000 giovani italiani sotto i 30 anni vivono seguendo il culto del fascismo e del neo-fascismo. E anche se non tutti, molti lo fanno nel mito di Hitler.” Cinque minuscoli partiti registrati prendono l’1.8% del voto nazionale, cioè hanno tra i 450.000 e i 480.000 elettori. Questi sono numeri significativi, eppure anche sommati non raggiungono lo sbarramento del 4% necessario ad entrare in Parlamento. Secondo questi dati, l’elemento fascista in Italia non è più significativo di quello del Partito Nazionale Britannico in Gran Bretagna: una cosa irritante e imbarazzante che può fare rumore e vincere delle battaglie futili, ma nient’altro.

Nonostante le affermazioni contrarie dei lunatici di destra, lo spegnimento della fiamma fascista non significa che le idee fasciste sono sparite dalla scena politica italiana. Piuttosto è vero il contrario. Quindici anni dopo che Berlusconi ha portato il partito neo fascista all’interno del parlamento, il suo impatto in politica non è mai stato più forte né più sgradevole. Secondo Christopher Duggan, l’autore britannico di “Force of Destiny” [N.d.T., La forza del destino], una elogiata storia dell’Italia moderna, la fusione dei due partiti non segna la scomparsa delle idee e delle pratiche fasciste, ma piuttosto il loro trionfante insediamento. “Questa è una situazione allarmante in molti, molti sensi” afferma.

“La fusione dei partiti significa l’assorbimento delle idee post-fasciste nel partito di Berlusconi … la tendenza a vedere nessuna distinzione morale o anche politica tra coloro che sostenevano il regime fascista e coloro che sostenevano la Resistenza. Così il fatto che il fascismo fosse bellicoso, razzista e illiberale viene dimenticato; c’è un coro silenzioso nella pubblica opinione che sta dicendo che il fascismo non era così male.”

Un esempio del modo in cui le cose stanno cambiando è il trattamento dei veterani della Repubblica di Salò, lo stato fascista fantoccio governato da Mussolini sulle rive del Garda durante l’ultima fase della guerra. Agli ordini di Hitler e con la responsabilità di mandare gli ebrei nei campi di concentramento, Salò era vista dagli italiani nel dopoguerra come il capitolo più nero della storia moderna del Paese.

Eppure costantemente e silenziosamente è stato riabilitato nella memoria italiana. L’ultimo passo, prima del Parlamento, è la creazione di un nuovo ordine militare, il “Cavaliere di Tricolore”, che viene riconosciuto alle persone che combatterono per almeno 6 mesi durante la guerra, sia dalla parte dei partigiani contro i “nazi-fascisti”, sia con le forze della Repubblica di Salò a favore dei nazisti e contro i partigiani, oppure contro le forze sotto il Generale Badoglio a sud. In questo modo, secondo Duggan, viene introdotta un’idea di morale intercambiabile nel dibattito nazionale, mettendo i soldati che lottarono per lo stato-fantoccio nazista “sullo stesso piano morale e politico dei partigiani”.

Duggan confronta il processo del dopoguerra italiano con quello che avvenne in Germania, dove il processo di Norimberga e l’epurazione della vita pubblica sorvegliata dagli Alleati produsse un nuovo panorama politico. Niente di tutto ciò avvenne in Italia. “Non ci fu mai un chiaro spartiacque tra l’esperienza del fascismo e ciò che avvenne dopo. Ciò è in parte colpa degli Alleati che, dopo la guerra, erano molto più preoccupati a prevenire che i Comunisti prendessero il potere. Il risultato di ciò fu che i più anziani nell’esercito, nella polizia e nel sistema giudiziario non furono epurati. Ad esempio, Gaetano Azzariti, uno dei primi presidenti della Corte Costituzionale italiana nel dopoguerra, sotto Mussolini era stato il presidente della corte che aveva il compito di far rispettare le leggi razziali. Inoltre il fatto che gli Alleati non fecero pressioni sull’Italia, riflette una percezione che sussiste ancora oggi: che il revival fascista non deve essere preso seriamente in quanto l’Italia è un “peso leggero”. Mentre se la stessa cosa accadesse in Germania o in Austria, ci si preoccuperebbe molto di più”.

La diffusa sfida alla Costituzione anti-fascista può essere vista nell’abbondanza di partiti ad ispirazione mussoliniana; nelle migliaia di persone che accorrono a Predappio, luogo di nascita di Mussolini, per celebrare la sua marcia su Roma, il 20 ottobre di ogni anno; nei negozi e le bancarelle dei mercatini che continuano a vendere i busti del Duce e altri ricordini fascisti di ogni tipo. Molto più allarmante, dice Duggan, e ciò che sta succedendo al carattere nazionale al di fuori dei riflettori , dove la costante erosione e il discredito delle istituzioni statali gioca a favore di una élite dittatoriale, proprio come fece negli anni ‘20.

“Ciò che è davvero odioso non è solo la riabilitazione sistematica del fascismo ma lo sgretolamento di ogni aspetto dello stato, per esempio la Giustizia, con il risultato che le persone sentono il bisogno di buttarsi fra le braccia di un uomo che credono possa sistemare le cose. Si creano delle relazioni molto personali con il leader, infatti nel caso di Mussolini egli riceveva 2000 lettere al giorno da persone che gli chiedevano di essere aiutate. Se lo stato non funziona, si dà completa fiducia ad un uomo che possa alzare il telefono e risolvere i problemi. È così che il liberalismo è scomparso negli anni Venti, con la costante diffamazione del parlamento cosicché alla fine non ci fu neanche la necessità per Mussolini di abolirlo, lui semplicemente lo ignorò. Qualcosa di molto simile sta succedendo oggi in Italia.”

[Articolo originale di Peter Popham]


Italia dall'Estero
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domenica 14 dicembre 2008

SCIOPERO: CGIL: IN PIAZZA QUASI 1,5 MILIONI DI PERSONE ROMA

ROMA - "Quasi un milione e mezzo di persone": è il numero di persone che secondo la Cgil sono scese ieri in piazza in occasione dello sciopero generale. Il risultato, afferma l'organizzazione, è stato raggiunto sommando il dato di partecipazione di tutte le 108 piazze d'Italia dove si sono svolte le manifestazioni della Cgil. "Un risultato di grande rilievo", ha osservato il segretario confederale, responsabile d'organizzazione della Cgil, Enrico Panini, che ha rilevato come "anche in considerazione delle avverse condizioni metereologiche e dello stato di calamità naturale proclamato in alcune zone del paese, tra queste Roma, il risultato della partecipazione alle manifestazioni, così come l'adesione allo sciopero, risulti ottimo". Panini ha ricordato inoltre come giovedi' "la Cgil abbia ritenuto opportuno, con il grande senso di responsabilità che la contraddistingue, sospendere dallo sciopero il personale addetto alla circolazione del trasporto ferroviario sull'intero territorio nazionale".


ROMA - Da Torino a Palermo decine di migliaia di persone sono scese in piazza ieri mattina per partecipare allo sciopero generale della Cgil contro le misure anticrisi del Governo. Le oltre 100 manifestazioni sono state accompagnate quasi ovunque dalla pioggia battente, che nelle grandi citta' ha contribuito a mandare in tilt il traffico. I cortei della Cgil, ai quali si sono aggiunti quelli degli studenti e dei cobas, hanno scelto il premier Berlusconi e il ministro Gelmini, come bersagli preferiti di slogan e striscioni.

BOLOGNA, IN 200 MILA PER COMIZIO EPIFANI - In 200 mila, secondo l'organizzazione, hanno sfilato sotto una pioggia battente a Bologna dove tra striscioni e cartelli anti governativi spiccano anche i ''faccioni'' di cartapesta di Berlusconi-Papa, e dei ministri Gelmini, in grembiule, e Brunetta. La manifestazione si e' conclusa con il comizio del segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani a Piazza Maggiore, che si e' riempita di decine di migliaia di ombrelli multicolori (il rosso era prevalente). Prima del comizio un minuto di silenzio in memoria dei caduti sul lavoro, seguito da un lungo applauso.

ROMA, IN 30 MILA TRA PIOGGIA E TRAFFICO IN TILT - Nella capitale si sono affiancati al corteo della Cgil quello degli studenti e quello dei Cobas, mandando in tilt il traffico in centro gia' messo a dura prova dalla pioggia battente. In 30.000, secondo gli organizzatori, hanno partecipato al corteo della Cgil, che si e' concluso al Colosseo, dove i manifestanti hanno osservato un minuto di silenzio per i morti sul lavoro.

MILANO, 3 CORTEI PARALIZZANO TRAFFICO - Traffico quasi paralizzato a Milano, dove si sono svolti i cortei della Cgil e dei sindacati di base, con l'adesione anche dell'Onda studentesca. Complessivamente 100 mila persone (50 mila per il sindacato confederale e altrettanti se non di piu' per Cobas, Sdl-Intercategoriale e Cub) hanno invaso le strade quasi paralizzando la circolazione in centro e in periferia.

TORINO, 100 MILA IN PIAZZA IN PIEMONTE - Sono stati circa 100 mila, secondo la Cgil, le persone che hanno partecipato ai cortei negli otto capoluoghi di provincia del Piemonte (50 mila a Torino). In ''moltissime'' aziende piemontesi, stando al sindacato, le adesioni allo sciopero sono state il doppio, e in alcuni casi anche il triplo degli iscritti.

NAPOLI, 40 MILA IN PIAZZA - Circa 40 mila persone, secondo gli organizzatori, hanno partecipato a Napoli al corteo che si e' concluso in piazza del Gesu'. Partecipazione alta, secondo la Cgil, anche nel resto della regione.

PALERMO, 70 MILA IN TUTTA LA SICILIA - Circa 25 mila persone, secondo la Cgil, sono scese in piazza a Palermo, mentre in tutta la Sicilia, nonostante il maltempo (a Messina il maltempo non ha consentito l'arrivo dei lavoratori dalla provincia; ad Enna nevicava), sono state complessivamente 70 mila. Tutti i comizi sono stati preceduti da un minuto di silenzio per i morti sul lavoro.

GENOVA, OLTRE 10 MILA IN PIAZZA - Oltre 10 mila lavoratori (20 mila per la Cgil, 5-6 mila per la questura) hanno partecipato oggi ai tre cortei di Genova. Anche i sindacati autonomi sono scesi in piazza con uno sciopero di otto ore.

BARI, IN MIGLIAIA SOTTO PIOGGIA BATTENTE - Sotto una pioggia battente alcune migliaia di persone (circa 40.000 secondo la Cgil, tra le 5.000 e le 10.000 per la polizia) hanno partecipato al corteo a Bari. Lo sciopero cade a poco piu' di 24 ore dalla morte di un operaio polacco nell'Ilva di Taranto e mentre i dipendenti dello stabilimento sono in sciopero sui temi della sicurezza sul lavoro.

CAGLIARI, OLTRE 15 MILA IN CORTEO - Oltre 15 mila persone hanno partecipato al corteo del capoluogo sardo, che e' stato aperto dai lavoratori del petrolchimico di Porto Torres. Nell'isola la protesta e' di otto ore e non quattro come in tutta Italia, per sottolineare la gravita' della crisi.

VENEZIA, CORTEI SOTTO LA PIOGGIA - 50 mila persone secondo il sindacato, non oltre 20 mila secondo le forze dell'ordine, hanno partecipato ai due cortei che, sotto la pioggia battente, sono confluiti a Mestre. Alla Cgil si sono aggiunti i giovani della rete degli studenti e dei centri sociali. Per il maltempo e l'acqua alta la Cgil a Venezia ha revocato lo sciopero dei vaporetti; in terraferma, secondo fonti aziendali, ha aderito solo il 21% del personale del trasporto pubblico su gomma.

TRIESTE, 11 MILA PERSONE IN PIAZZA IN FRIULI - 11 mila persone, secondo la Cgil, sono scese in piazza oggi nelle quattro manifestazioni in Friuli Venzia Giulia (4.500 a Trieste). Molto alta secondo gli organizzatori e' stata anche l'adesione nelle aziende della regione.

TRENTO, CORTEO CON PUPAZZI GELMINI E BRUNETTA - Piu' di 3 mila persone secondo i sindacati, un migliaio secondo i vigili urbani, hanno partecipato a Trento al corteo della Cgil. I manifestanti hanno inalberato due pupazzi raffiguranti i ministri Gelmini e Brunetta.
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mercoledì 3 dicembre 2008

Silvio e la FNSI

MILANO - La Fnsi, ovvero l'organo di rappresentanza sindacale di tutti i giornalisti italiani, non lascia cadere nel vuoto le accuse lanciate dal premier Berlusconi contro il Corriere della Sera e la Stampa, corredate dall'invito ai loro direttori a cambiare mestiere.
E parla di «scomposto attacco» e di «ennesima prova del fatto che il Presidente del Consiglio non ha alcun rispetto per l'autonomia dell'informazione».
Una mossa quella del premier che per la Fnsi è inaccettabile: «Incurante del gigantesco conflitto di interessi nel quale è immerso - sottolinea il presidente, Roberto Natale - , si permette di fatto di chiedere il licenziamento di due direttori: una mossa che sarebbe grave da parte di un qualsiasi capo di governo, e che lo è doppiamente quando chi la compie è anche l'uomo più potente della comunicazione italiana». «È sempre imbarazzante - aggiunge il segretario, Franco Siddi - ascoltare qualcuno che spiega agli altri qual è e quale debba essere il loro mestiere»:Ma non è soltanto la categoria a prendere posizione contro l'uscita del Cavaliere. Anche il mondo politico, e in particolare quello che fa riferimento al centrosinistra, reagisce duramente alle parole del capo del governo. Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Pd, è convinta che il premier «oggi abbia veramente passato il segno»: «l'arroganza del presidente del Consiglio - evidenzia la senatrice - sta raggiungendo livelli davvero intollerabili e sintomatici di una concezione proprietaria della democrazia. Ad Anselmi e Mieli giunga la solidarietà mia e quella delle senatrici e dei senatori del Pd». L'ex segreatario ds, Piero Fassino, parla invece di «inaudita aggressione personale». Luigi Zanda, che del Pd è vicepresidente in Senato, pensa invece che le parole del premier siano la dimostrazione del fatto che «al peggio non c'è mai fine»: «In nessun Paese democratico del mondo dal dopoguerra ad oggi era mai accaduto che un Primo ministro invitasse i direttori di due grandi e importanti quotidiani nazionali a cambiare mestiere». E un intervento ufficiale del partito di Veltroni parla di un nuovo «editto», richiamando quello di Sofia che portò all'allontanamento di Enzo Biagi, Michele Santoro e Daniele Luttazzi dalla Rai dopo una presa di posizione dello stesso Berlusconi.Particolarmente duro il commento di Leoluca Orlando, portavoce dell'Italia dei valori: «Adesso capiamo perchè l'on. Berlusconi non ha espresso una sola parola di diniego quando Licio Gelli lo ha indicato come degno erede del progetto massonico della P2: annullare il Parlamento, condizionare il più possibile l'informazione e colpire la magistratura». Per i dipietristi «al presidente Berlusconi manca la conoscenza dell'alfabeto democratico, gli è estraneo ogni minimo principio elementare del rispetto dell'altro e delle critiche». Ironico Beppe Giulietti, che oltre ad essere deputato eletto nelle fila dell'Idv è anche portavoce di Articolo 21: «A mio avviso Berlusconi ha ragione: dovrebbe scegliere di cancellare la legge sull'editoria, portare al 20% l'Iva sui giornali e fare in modo che chiudano tutti. Avrebbe così finalmente dimostrato di non avercela solamente con Sky»OAS_AD('Bottom1');Fa ricorso all'ironia anche il leader dei Comunisti italiani, Oliviero Diliberto: «Ebbene sì, vergogna. Che vadano a casa quei due pericolosi bolscevichi di di Paolo Mieli e Giulio Anselmi. Basta con i cosacchi a via Solferino e sotto la Mole. E si affrettino perchè nel piano di normalizzazione ci saranno già due scalpitanti cortigiani pronti a trasformare Corriere e Stampa in Gazzette del Cavaliere».02 dicembre 2008
http://www.corriere.it/politica/08_dicembre_02/reazioni_attacco_berlusconi_corriere_stampa_af40166c-c0b1-11dd-a787-00144f02aabc.shtml